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Personal Branding: Stefano Pigolotti spiega come aumentare il proprio carisma

Personal Branding
Contenuto curato da Massimo Chioni

Il Personal Branding è lo strumento ideale con cui qualsiasi imprenditore o professionista (che sia avvocato, architetto, medico, oppure cuoco, idraulico, elettricista, ecc.)  può fare emergere le proprie abilità e trovare nuove opportunità di business o nel metter su impresa. È l’arte di modellare la propria immagine, la propria personale e riguarda il modo che abbiamo per sviluppare una strategia di marketing facendo leva sulle nostre skills, le abilità, le passioni che ci rendono unici. Lo aveva già capito nel lontano 1997 Tom Peters, uno dei più importanti marketing manager, che in un articolo dal titolo “The Brand Called You” introdusse per primo il concetto di Personal Branding.

Fare branding significa, in poche parole mettere in luce le note positive della tua immagine personale. Significa migliorare ciò che le persone dicono e pensano di te, del tuo brand.

Il Personal Branding è però anche utile anche in azienda, dove è stato spesso correttamente associato allo sviluppo di carriera o alle persone in cerca di lavoro. Inoltre i responsabili del personale e i cacciatori di teste verificano sempre di più la reputazione dei candidati tramite Internet: per questo è bene essere presenti nella  maniera corretta.

Disporre di un brand che ci identifichi è fondamentale anche se possedete già un impiego che vi soddisfa. Anche se non avete intenzione di cambiarlo ma desiderate migliorarlo.

Se avete mai lavorato in una azienda saprete come la carriera non dipenda solo dalle vostre capacità. Non basta essere bravi. Anzi, molto spesso vi sarà capitato di notare che non siano i più bravi a fare carriera. I più bravi di solito si concentrano solo sul proprio lavoro. Mentre si è focalizzati sul lavoro, altri hanno già speso una percentuale del proprio tempo nel curare la propria immagine nei confronti dei colleghi, creando relazioni produttive con i colleghi.

Il successo di queste persone è facilmente spiegabile in un ottica di relazioni sociali: tutti noi preferiamo condividere relazioni di lavoro (o personali) con chi ha una forte reputazione sociale; con chi comunica affidabilità e con persone su cui possiamo contare.

Perché, quindi, non diffondere in modo strategico un’immagine personale che possa genere più business, più vendite e più opportunità?

Quali sono i vantaggi di avere un Personal Branding in una azienda?

Uno dei fattori di successo di una azienda, di un servizio, di un prodotto è la personalità di un brand.

Tuttavia, nell’era del mondo digitale in cui le informazioni si diffondono via web e sui social, è molto importante la presenza comunicativa della propria identità, e, di conseguenza, della necessaria efficacia comunicativa.

I consumatori sono oggi ancora più interessati alla autenticità del brand di una azienda, e la reputazione del titolare o del CEO è uno degli elementi chiave. Il CEO definisce l’intonazione e la visione che la società dovrà seguire e, come risultato, molto spesso diventa anche un personaggio famoso. Si pensi a Mark Zuckerberg CEO di Facebook, o al rivoluzionario fondatore e CEO di Apple, Steve Jobs, diventato così famoso da attirare su di sé l’attenzione mediatica di tutto il mondo.

Proprio come per ogni altro asset capace di portare nuovi ricavi, occorre investire, sviluppare e fare leva anche sulla reputazione dell’immagine aziendale del CEO.

People buy people

Un’altro dei vantaggi del Personal Branding per una azienda consiste nel favorire nuovo business. “People buy people”, dicono gli americani, intendendo che le persone fanno business con chi conoscono e apprezzano. Questo è uno dei motivi per cui la presenza online di un referente o responsabile di una azienda può trasformarsi in una opportunità.

Caratteristica del Personal Brander è infine saper creare e gestire una rete di contatti potenzialmente utili per se stesso e per l’attività. Per nostra fortuna questa capacità non necessita solo di un talento innato, ma si può acquisire, imparare. Come nei nostri corsi di Skills Empowerment, in cui spieghiamo come rafforzare tali doti attraverso le capacità personali.

La forza dei legami deboli

Per creare contatti utili non dobbiamo sottovalutare neppure il fattore serendipity: spesso le conoscenze migliori si ottengono quando meno te lo aspetti. Ad esempio in vacanza o  una festa. In un saggio, che è diventato un classico della sociologia, dal titolo “La forza dei legami deboli” il sociologo americano Mark Granovetter dimostra come i soggetti inseriti in legami deboli, fatti cioè di conoscenze amicali non troppo strette, hanno più possibilità di accesso ad informazioni e quindi di potenziali posizioni lavorative di proprio interesse, rispetto a coloro che investono socialmente soltanto nei legami forti, cioè i familiari, i parenti e gli amici intimi.

Oggetto di questa raccolta di saggi sono le implicazioni delle relazioni interpersonali nella determinazione dell’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro.

Mark Granovetter è stato il primo ricercatore ad aver approfondito questo fenomeno, mostrando come i legami personali servono anche a conquistare posizioni ad elevato contenuto professionale.

Ma soprattutto è stato il primo ad aver intuito la possibilità di collegare questa modalità di job matching alla problematica delle reti sociali e alle risorse metodologiche della network analysis, aprendo la strada a una nuova prospettiva di spiegazione delle diseguaglianze di opportunità.

È a partire da tale prospettiva di studio che Granovetter ha sviluppato la sua proposta di una “nuova sociologia economica”, cui oggi deve soprattutto la sua notorietà.

NetworksDunque l ricerca di Granovetter ha dimostrato scientificamente che se vogliamo trovare un lavoro o nuovi potenzialità nel mondo lavorativo dobbiamo coltivare legami deboli. Tutte queste “ricchezze” sono in attesa, in giro per il mondo, ad aspettare di essere destinate a chi ne possa avere bisogno o possa farne l’uso adatto. I legami deboli sono come PONTI: ponti verso persone ma anche verso reti sociali e, in senso più esteso, mondi. Mondi che senza ponti di accesso ci rimarrebbero del tutto estranei.

Immagine tratta dall’articolo Rethinking Information Diversity in Networksscritto da Eytan Bakshy per Facebook Newsroom.

Skills Empowerment

Nei percorsi di apprendimento targati Skills Empowerment gli iscritti vengono accompagni in un percorso di evoluzione personale dedicato sia agli aspetti più tecnici, sia agli aspetti sociali, relazionali e motivazionali. Grazie al prezioso contributo di Stefano Pigolotti è stato messo a punto un percorso strategico che mira ad innescare un sistema “autorigenerativo” di sviluppo, con lo scopo di raggiungere obiettivi sfidanti nel pieno rispetto delle persone. Il percorso di coaching studiato fa riferimento all’ottimizzazione delle metodologie di lavoro, all’adozione di efficaci strategia relazionali di gestione, alla crescita professionale, allo sviluppo di potenzialità e competenze delle persone coinvolte.

Dopo le lauree in scienze della comunicazione e scienze politiche, Stefano Pigolotti ha  a conseguito un Master in Professional Coaching e si è iscritto al relativo Registro Nazionale dei Coach Professionisti. Le sue esperienze imprenditoriali lo hanno portato, dal 1996, ad occuparsi di importanti realtà societarie, formando oltre 30.000 persone sia in ambito commerciale che logistico, nonché di condividere esperienze imprenditoriali come consulente strategico per importanti aziende italiane.

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