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Vendita Database di contatti email per attività di marketing: conviene davvero comprare nominativi?

Contenuto curato da Massimo Chioni

Un nutrito elenco di contatti, con tanto di email, informazioni, contatti telefonici…Quante volte vi siete serviti di un database di contatti o avete pensato di acquistarne uno? Oggi sono molte le aziende che forniscono questo tipo di prodotto, ma è necessario riflettere a fondo sulla reale efficacia che, un database, può apportare a una campagna di marketing.

La strategie del database, può risultare – in alcuni casi – vincente, quando si vuole raggiungere un certo numero di persone, ma siamo proprio certi che, i contatti che andiamo ad acquisire, siano interessati all’ oggetto della campagna? E’ questo il punto. Perché non basta avere migliaia di nominativi cui far pervenire un messaggio: è necessario semmai, sapere se i nominativi possono essere realmente interessati. Pena la decadenza dell’utilità di aver acquistato un database di contatti.

Consenso non significa apprezzamento

Quando ci si rivolge a un’impresa che vende database di contatti, la prima rassicurazione che si riceve, è relativa al fatto che, i nominativi in essa contenuti, hanno espresso “esplicito consenso a ricevere informazioni da aziende terze”.

Attenzione però: ciò non significa affatto che, questi nominativi, siano interessati alla vostra campagna e al prodotto o servizio che proponete.

Inoltre, è bene non dimenticare una cosa: avete presente il bombardamento di telefonate che tutti, ormai, riceviamo dalle molte agenzie di marketing telefonico? Provate a pensare al fastidio provato quando si risponde a queste telefonate, e non si ha alcun tipo di interesse per la “fantastica promozione” proposta dall’operatore telefonico.

Ecco: inviare a migliaia di ignari contatti, notizia di una promozione, di un prodotto o di un servizio, spesso sortisce lo stesso risultato. La persona che riceve la mail, nella maggioranza dei casi non è interessata minimamente alla vostra proposta, di conseguenza, avvertirà lo stesso fastidio che ricava nel ricevere una telefonata da un call center. Sicuri di voler sortire questo effetto?

E’, in qualche modo, la stessa forzatura che si compie utilizzando un servizio di contatto telefonico pubblicitario, che viene vissuto dal ricevente, come una piccola violenza sulla privacy.

Oltretutto, è bene ricordare che, sebbene i nominativi possono realmente aver prestato “esplicito consenso a ricevere informazioni da aziende terze”, non significa che abbiano espresso il consenso a ricevere proposte commerciali. Inoltre, spesso questo “consenso esplicito”, è strappato con un piccolo inganno: quello di portare un utente, che magari sta procedendo ad acquistare qualcosa su un e-commerce, a flaggare la casella del consenso alla privacy.

Altro metodo per creare database di nominativi, è quello delle email rastrellate – letteralmente – attraverso uno dei tanti “Crawler” oggi disponibili. I crawler, sono software in grado di “leggere” e quindi analizzare, i dati contenuti in un sito web. Se viene impostato con la ricerca delle email, va a creare un database di nominativi, del tutto ignari del fatto che saranno oggetto di una lista di persone contattabili. Siete proprio sicuri che sia il caso di acquistare uno di questi database di contatti?

Database: aggiornati o no?

Per ovvie ragioni commerciali, chi si occupa della vendita di database di contatti e nominativi, è pronto a giurare che, i dati in essi contenuti, sono aggiornati.

Non fidatevi troppo: spesso infatti, queste liste di nominativi non sono affatto aggiornate, e in più, possono anche essere zeppe di errori: è il caso, ad esempio, delle email non più attive. Utilizzare un database di questo genere, oltre a essere inutile per lo scopo che vi prefiggete, può addirittura portare ad essere qualificati come “spammer” e, di conseguenza, finire nelle black list del proprio Email Service Provider (ESP).

Email Service Provider e database di nominativi

Effettivamente, ogni ESP di provata professionalità, farà sempre in modo di evidenziare come non siano accettati invii multipli di email che possano essere configurati come SPAM o – addirittura – invio a database di nominativi preconfezionati, e quindi acquistati. Occhio quindi, a non acquistare materiale che non solo non vi servirà a nulla, ma addirittura, può portarvi ad avere problemi seri.

Sending reputation: se la conosci, sai cosa fare

La “sending reputation” non è altro che la reputazione di chi invia email, secondo la prospettiva del provider di email che si utilizza per l’invio.

Ogni ESP, anche se non ce ne accorgiamo, compie continue verifiche sulle operazioni effettuate attraverso gli account di email.

Se da un determinato account, partono invii massivi di email, attraverso l’utilizzo di database di nominativi, e – ad esempio – questo tipo di azione viene messa in atto con una certa frequenza, ecco che si può incappare in una serie di problematiche che, nella peggiore delle ipotesi, può far giungere persino al blocco dell’utilizzo dell’account.

Ecco di seguito, alcune delle attività che vengono monitorate dagli ESP:

  • Media del volume degli invii
  • Pertinenza dell’invio delle email
  • Formattazione corretta
  • Frequenza di rimbalzo, il cosiddetto “soft & hard bounce” che determina il numero di volte le email inviate tornano al mittente come “non accettate”
  • Quante volte l’invio di email viene contrassegnato come “SPAM”

Alla luce di tutto questo, si evince come sia assolutamente necessario evitare i rischi legati all’invio sconsiderato di email a contatti ignari. Meglio una campagna inviata a un minor numero di contatti, ma più personalizzata e quindi, maggiormente interessata alla campagna stessa.

A nostro avviso la vendita di database di contattai per attività di marketing, così come oggi è concepita, è una attività destinata ad una veloce estinzione.

 

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