Lealtà, sacrificio e fiducia: per molti amministratori delegati sono il fondamento del lavoro, per molti collaboratori sono una richiesta eccessiva. Il fondatore di Bliss spiega perché le persone restano quando trovano un gruppo, e perché non tutte vanno trattenute.
Trattenere i dipendenti oggi significa costruire un gruppo in cui le persone giuste scelgono di restare, perché la lealtà verso l’azienda non è più un presupposto.
Secondo Francesco Acri, advisor di brand, fondatore e amministratore delegato di Bliss (società di Brand Advisory e Brand Governance con sedi a Roma e Milano), le persone restano quando trovano un gruppo e capiscono che la soddisfazione può essere costruita insieme a chi lavora con loro. Ecco perché.
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Lealtà, sacrificio, fiducia
La cultura di Bliss si fonda su tre valori: lealtà, sacrificio e fiducia. Per Acri, queste sono le componenti che tengono insieme qualsiasi gruppo di lavoro. Ed è proprio su queste che si misura la distanza tra chi guida un’impresa e chi ci lavora.
Ciò che un amministratore delegato si aspetta dalle proprie persone è spesso ciò che ha vissuto lui in primis: anni di impegno, rinunce, disponibilità oltre il dovuto. Per molti collaboratori, la stessa richiesta appare eccessiva. Non è una questione di buona o cattiva volontà: sono due modi diversi di intendere il lavoro, e nessuno dei due si cambia per decreto.
«La lealtà non si pretende», osserva Acri. «Si costruisce dando alle persone un motivo per sentirsi parte di qualcosa. Le responsabilità di questa distanza sono di tutti, in misure diverse».
Perché la lealtà si è erosa
Il mercato ha reso conveniente cambiare. Secondo l’Osservatorio sul costo del turnover di Adecco e JobPricing, presentato nel marzo 2026, chi cambia azienda ottiene in media un aumento del 18,1%. Per molte persone l’opportunità migliore sembra sempre la prossima.
Per Acri è qui che si gioca la partita. Chi resta non è chi non ha alternative, ma chi ha la lungimiranza di capire che la soddisfazione professionale non si trova automaticamente altrove. Si costruisce nel tempo, dentro un gruppo, con persone di cui ci si fida.
Non tutti vanno trattenuti
C’è un punto che Acri considera essenziale e che raramente viene detto. Non tutte le persone vanno trattenute.
In ogni organizzazione esiste una parte di collaboratori che non si riconosce nell’ambiente, che non sta bene nel gruppo. Non sono le persone su cui concentrare gli sforzi per trattenerle. Al contrario, spesso rallentano il lavoro di chi invece crede nel progetto e lo porta avanti.
«Un’impresa che cerca di trattenere tutti finisce per non trattenere nessuno», spiega Acri. «Il compito del vertice è riconoscere chi fa parte del gruppo e proteggerlo, anche da chi lo indebolisce».
Il gruppo è il brand vissuto dall’interno
Per Acri trattenere le persone è una questione di brand prima ancora che di risorse umane. Un’impresa con un’identità chiara attrae e trattiene chi si riconosce in quell’identità, e allontana chi non la condivide. Un’impresa con un’identità diluita, che cambia priorità a ogni stagione e dice ai clienti una cosa diversa da quella che fa vivere alle persone, non offre nulla a cui restare legati.
Nel modello proprietario di Bliss, articolato su Advisory, Brand Governance e Operations, la cultura d’impresa è il punto d’arrivo della Brand Governance: un sistema di responsabilità e di scelte coerenti che rende l’identità del brand riconoscibile a chi la compra e a chi la costruisce ogni giorno.
Un gruppo si riconosce da come tratta chi ne fa parte e da come lascia andare chi non ne fa parte. È lì che le persone decidono se restare. E di solito, lo decidono guardando gli altri.
Chi è Francesco Acri. Francesco Acri è fondatore e amministratore delegato di Bliss, società italiana di Brand Advisory e Brand Governance attiva a Roma e Milano. Ha studiato strategia d’impresa e scienze cognitive applicate alle decisioni, e lavora con i vertici delle imprese su brand, reputazione e cultura aziendale.
