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Dal clic alla citazione: come cambia il valore della visibilità online nell’era dell’AI

Contenuto curato da Massimo Chioni

Per anni il valore della visibilità online è stato relativamente semplice da interpretare: essere trovati significava soprattutto ottenere un clic.

Un sito compariva nei risultati di Google, l'utente sceglieva quale pagina visitare e da quel momento iniziava un percorso misurabile attraverso impression, CTR, sessioni, permanenza sul sito e conversioni.

L'arrivo dei sistemi di ricerca basati sull'intelligenza artificiale sta modificando questa relazione.

Google può fornire una risposta direttamente attraverso le sue AI Overview, mentre strumenti come ChatGPT, Gemini e Perplexity permettono di porre domande articolate e ottenere sintesi costruite utilizzando informazioni provenienti da fonti differenti.

Il contenuto di un sito può quindi contribuire a rispondere alla domanda di un utente anche quando quell'utente non visita immediatamente la pagina che lo ha prodotto.

È qui che emerge una delle questioni più interessanti per chi si occupa di marketing digitale: quanto vale essere citati quando non veniamo cliccati?

Per anni visibilità e traffico sono andati nella stessa direzione

La SEO tradizionale si è sviluppata attorno a un percorso abbastanza chiaro:

  1. l'utente formulava una query
  2. il motore di ricerca restituiva una SERP
  3. i siti competevano per conquistare le posizioni con maggiore probabilità di ricevere un clic

Naturalmente il processo era già diventato più complesso nel tempo. Featured snippet, knowledge panel, mappe, video, shopping e altri elementi avevano progressivamente trasformato la pagina dei risultati.

Ma il principio fondamentale rimaneva: Google aiutava l'utente a trovare una fonte e il sito completava il lavoro informativo.

Le risposte generative introducono qualcosa di diverso. Come approfondito nella nostra guida dedicata alle Google AI Overview, una parte delle informazioni può essere sintetizzata direttamente nella pagina dei risultati, riducendo in alcuni casi la necessità di visitare le singole fonti.

Il motore di ricerca non si limita quindi a ordinare documenti: può diventare esso stesso l'interfaccia attraverso cui viene consumata l'informazione.

La risposta può arrivare prima del clic

Immaginiamo una ricerca relativamente semplice.

Un utente vuole capire quali caratteristiche valutare prima di acquistare un determinato prodotto. Nel modello tradizionale può aprire tre o quattro risultati, leggere differenti articoli e costruirsi progressivamente una risposta.

Con un sistema generativo può invece ricevere una sintesi immediata che raccoglie i principali criteri di valutazione e, solo se necessario, approfondire una delle fonti indicate.

Il percorso passa quindi da:

query → risultati → clic → risposta

a qualcosa di più vicino a:

domanda → risposta → eventuale approfondimento

Non significa che il clic sia destinato a scomparire. Per molte ricerche rimane indispensabile: acquistare un prodotto, richiedere un preventivo, verificare informazioni tecniche, confrontare offerte o approfondire un argomento richiede ancora di raggiungere una fonte.

Ma cambia il momento nel quale questo può avvenire. Il sito non è più necessariamente il primo luogo nel quale l'utente incontra l'informazione. Può diventare la fonte che sta dietro a una risposta incontrata altrove. Ed è proprio questa distanza tra produzione dell'informazione e sua fruizione a rendere meno immediata la misurazione della visibilità.

Dal ranking alla citazione: nasce una seconda competizione

La SEO non perde improvvisamente valore. Al contrario, molti dei principi che hanno reso un contenuto utile per i motori di ricerca continuano a essere fondamentali.

Ma alla competizione per il ranking se ne affianca progressivamente un'altra: quella per essere selezionati, interpretati e citati all'interno delle risposte generate dall'AI.

È il terreno sul quale si sta sviluppando la Generative Engine Optimization, spesso abbreviata in GEO: un approccio che punta a rendere contenuti e fonti più facilmente comprensibili, riutilizzabili e citabili dai sistemi generativi.

Il cambio di prospettiva è importante.

Nella SERP tradizionale il risultato ideale è occupare una posizione sufficientemente visibile da ottenere il clic. In una risposta AI l'obiettivo può diventare essere una delle fonti sulle quali viene costruita la risposta, possibilmente mantenendo riconoscibile il legame tra informazione e brand che l'ha prodotta.

SEO e GEO non devono quindi essere considerate necessariamente alternative. Come già abbiamo approfondito nel nostro articolo sulla SEO per AI, la ricerca conversazionale amplia piuttosto il perimetro all'interno del quale contenuti, autorevolezza e struttura delle informazioni devono riuscire a funzionare.

Una citazione senza clic ha davvero valore?

È probabilmente la domanda più difficile. Se un contenuto viene utilizzato per generare una risposta ma nessuno raggiunge il sito, dal punto di vista delle analytics tradizionali potrebbe sembrare che non sia successo nulla.

Nessuna sessione. Nessuna pagina visualizzata. Nessuna conversione direttamente attribuibile. Eppure assenza di traffico e assenza di visibilità non sono necessariamente la stessa cosa.

Il valore cambia molto a seconda di come l'informazione viene presentata. C'è una grande differenza tra una risposta che utilizza indirettamente un contenuto senza rendere riconoscibile la fonte e una risposta nella quale compare chiaramente un brand, una pubblicazione, un esperto o un'azienda associati a una determinata informazione.

Nel secondo caso la citazione può contribuire a creare:

  • riconoscibilità del brand;
  • associazione tra un'entità e una specifica competenza;
  • autorevolezza percepita;
  • successive ricerche del nome dell'azienda o del sito;
  • visite che avvengono in un momento successivo e attraverso un altro canale.

Si tratta di parametri non sempre semplici da misurare, ma non è un fenomeno completamente nuovo: anche una citazione su un giornale, una menzione durante un podcast o la presenza del marchio in un contenuto visto sui social possono influenzare una decisione senza produrre immediatamente un clic attribuibile.

L'intelligenza artificiale porta però questa dinamica direttamente dentro il processo di ricerca delle informazioni.

Il contenuto deve meritare di diventare una fonte

Se la visibilità non dipende più soltanto dalla capacità di posizionarsi sui motori di ricerca, cambia anche il modo in cui possiamo pensare alla produzione dei contenuti.

Pubblicare numerosi articoli molto simili a ciò che esiste già online può avere un valore limitato in un ambiente nel quale un sistema è in grado di confrontare e sintetizzare grandi quantità di informazioni.

Diventa più interessante produrre contenuti che aggiungano qualcosa.

Dati originali, esperienza diretta, definizioni precise, esempi concreti, confronti, documentazione, metodologie proprietarie, opinioni attribuite a esperti e informazioni verificabili possono rendere una pagina più utile come fonte, oltre che come semplice risultato di ricerca.

Anche la struttura conta. Un contenuto nel quale concetti, entità e relazioni sono espressi chiaramente è più facilmente interpretabile sia dalle persone sia dai sistemi automatici. Non è un principio nato con l'intelligenza artificiale: la SEO semantica lavora da tempo sull'importanza del contesto e delle relazioni tra concetti, andando oltre la semplice presenza di una parola chiave.

L'AI generativa rende però questa esigenza ancora più evidente. Non si tratta di scrivere “per la macchina”, ma di eliminare ambiguità e aumentare il valore informativo di ciò che pubblichiamo.

Il traffico continua a contare, soprattutto quando cresce l'intenzione

L'aumento delle risposte dirette non rende il sito web superfluo. Al contrario, può rendere ancora più importante distinguere tra differenti tipi di ricerca.

Per una domanda puramente informativa (ad esempio il significato di un termine) una risposta generata dall'AI può essere sufficiente.

Quando però aumenta l'intenzione dell'utente, aumenta anche la necessità di raggiungere direttamente le fonti.

Prima di acquistare un prodotto può essere necessario conoscere prezzo, disponibilità, condizioni e caratteristiche complete. Prima di affidarsi a un professionista si vogliono verificare esperienza e servizi. Prima di contattare un'azienda B2B possono servire specifiche tecniche, certificazioni, case study o referenze.

La risposta AI può quindi diventare un nuovo punto di ingresso nel percorso, non necessariamente la sua conclusione.

Questo cambia anche il valore del traffico. Potrebbero diminuire alcune visite puramente informative, mentre quelle che raggiungono il sito dopo una prima fase di ricerca svolta attraverso strumenti generativi potrebbero provenire da utenti che hanno già maturato una maggiore comprensione del problema.

È una dinamica ancora in evoluzione e sarà necessario osservarla nel tempo, ma suggerisce di evitare una lettura troppo semplice basata sull'equazione meno clic = meno valore.

Anche le metriche della visibilità dovranno evolvere

Se cambia il percorso attraverso cui le informazioni vengono trovate, devono progressivamente evolvere anche gli strumenti utilizzati per valutarne l'efficacia.

Ranking, impression, clic, traffico organico e conversioni rimangono metriche fondamentali.

Accanto a queste diventerà però sempre più interessante osservare altri segnali:

  • quanto spesso un brand viene menzionato nelle risposte AI;
  • per quali argomenti viene associato a una determinata competenza;
  • quali fonti vengono citate dai diversi sistemi;
  • se la presenza nelle risposte generative produce un aumento delle ricerche branded;
  • quanto cambia la visibilità al variare delle domande formulate dagli utenti.

Misurare questi fenomeni è più complesso rispetto a controllare una posizione su Google. Le risposte possono cambiare in funzione del modello utilizzato, del prompt, del contesto e dell'evoluzione continua dei sistemi.

Ma proprio per questo sarà sempre meno sufficiente osservare un solo numero.

Come già emerge analizzando l'impatto dell'AI generativa sulla visibilità dei brand, il concetto stesso di presenza online sta progressivamente diventando più ampio rispetto alle metriche alle quali il marketing digitale era abituato.

Dal conquistare il clic al conquistare un posto nella risposta

Per oltre vent'anni una parte importante del web marketing ha lavorato per portare l'utente dalla pagina dei risultati al sito.

Quel percorso continuerà a esistere.

Ma accanto ad esso ne sta emergendo un altro, nel quale l'informazione può raggiungere l'utente prima della fonte che l'ha prodotta.

Per aziende, editori e professionisti significa affrontare una sfida nuova: non soltanto conquistare una posizione, ma produrre contenuti abbastanza utili, riconoscibili e autorevoli da avere un ruolo nella costruzione delle risposte.

Il clic rimane prezioso perché permette di approfondire, creare una relazione e convertire l'interesse in un'azione.

La citazione introduce però un'altra forma di visibilità, più difficile da leggere con gli strumenti tradizionali ma destinata ad assumere un peso crescente.

La vera domanda, quindi, potrebbe non essere più soltanto “quante persone sono arrivate sul nostro sito?”.

Sempre più spesso dovremo chiederci anche:“quando qualcuno cerca qualcosa sul nostro mercato, quanto siamo presenti nelle risposte delle AI?”